cinecittàLa città del cinema

Roma e la fabbrica dei sogni. Una lettura B2/C1

Ripercorriamo insieme, brevemente, la storia di Cinecittà: i più grandi studi cinematografici e televisivi d’Italia. In questi luoghi sono stati girati spot pubblicitari, fiction, videoclip e oltre 3.000 film, di cui 90 candidati all’Oscar e 47 premiati nelle varie categorie.

La città del cinema, a Roma, è stata voluta da Mussolini perché consapevole che le immagini fossero fondamentali per lanciare e diffondere un’ideologia. Per arrivare al suo obiettivo il Duce volle beneficiare di una nuova invenzione, avvenuta negli stati Uniti nel 1930, l’arrivo del sonoro.

Il cinema può manipolare le coscienze, per questo il Regime Italiano (1922-1943) aveva in mente un grande progetto che permettesse all’Italia di affermarsi agli occhi del mondo come potenza: La creazione di un grande centro cinematografico.

Il nuovo stabilimento venne edificato su un terreno di 600.000 metri quadrati, alla periferia di Roma. Sono stati costruiti 63 edifici, tra cui 21 teatri di posa, carpenterie, uffici, centrali elettriche, ristoranti ecc… Tutto arrivò a conclusione in soli 15 mesi e aprì le sue porte il 28 aprile del 1937. Il nome, chiaro e comprensibile a tutti, CINECITTA’: la città del cinema.

Restituire all’Italia lo spirito di conquista che fu dell’antica Roma era l’ossessione del Duce. Il film Scipione l’Africano racconta le gesta dell’antico condottiero romano che veniva identificato con il duce stesso. Per girare il film non si guardò e spese.

Il film rifletteva le ambizioni colonialiste di Mussolini, messe in atto con l’invasione dell’Etiopia avvenuta nel 1936. La pellicola, però, si rivelò un insuccesso. Gli italiani preferivano i film d’evasione più che le pellicole storiche. Tutti andavano a vedere i film americani.

Il figlio di Mussolini, Vittorio, era un grande appassionato di cinema e fu proprio lui a preoccuparsi di creare un collegamento tra Roma e Hollywood.

Nel 1937, dopo il fallimento di Scipione l’africano, Vittorio partì per le Americhe nello stesso periodo in cui suo padre siglava il Patto d’acciaio con Hitler. Non venne accolto a braccia aperte.

Lui comunque tornò con nuove idee, aveva capito cosa potesse piacere al pubblico. Applicò la lezione appresa oltreoceano e la propaganda fascista si vestì di abiti romantici. I film italiani iniziarono ad avere successo.

Il regime ne approfittò e decise di bloccare la diffusione dei film stranieri, investendo tutto nella produzione dei film girati a Cinecittà.

Un cinema di evasione che puntava a dare l’immagine di un’Italia moderna e borghese, si rivolgeva al ceto medio. Gli attori di cinema parlavano tutti in italiano standard e questo sarà fondamentale per diffondere l’italiano in una terra dove, da nord a sud, si continuavano a parlare decine di dialetti diversi.

Si giravano 40 pellicole all’anno per lo più opere romantiche. Le sceneggiature però erano controllate, qualsiasi allusione politica veniva censurata così come qualsiasi messaggio di costume che andasse contro l’ideologia fascista.

Nonostante queste grigie limitazioni il Regime era comunque interessato a raggiungere un’alta qualità artistica, mirava al primato. Nacque la Scuola di Ricerca Cinematografica che al contrario di Cinecittà si sviluppò fin da subito come spazio di libertà e creatività. Si comprese che il cinema era anche un’arma potente per liberare le coscienze.

Il 10 giugno del 1940, accecato dal suo momentaneo potere, Mussolini decise di entrare in guerra a fianco della Germania nazista. All’inizio gli italiani non si resero conto di quello che stava accadendo, passò l’idea di una guerra breve.

La piccola Hollywood fascista continuò ad evolvere anche durante i primi anni di guerra. Mentre il conflitto mondiale si intensificava, aumentava anche la produzione dei film di propaganda. Sostenevano l’illusione di un esercito italiano eroico e imbattuto mentre nella realtà avveniva esattamente il contrario.

Ottantacinquemila soldati italiani morirono in Russia, una tragedia che la propaganda non riusciva più a nascondere. Nel 1942, a seguito delle sconfitte militari, iniziò la crisi di Mussolini, il Regime stava per crollare. Il 10 luglio del 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia, la guerra ormai era interna. Il 19 luglio gli alleati bombardarono Roma, facendo migliaia di morti. Il 24 luglio il Gran Consiglio rimosse Mussolini dal suo incarico.

Le bombe caddero anche su Cinecittà, vennero licenziati 1200 dipendenti. Negli ultimi due anni di guerra, gli stabilimenti di Cinecittà furono occupati dai nazisti che li utilizzarono come campo di concentramento per i civili rastrellati nei dintorni di Roma. La storia della fabbrica del cinema rischiava di finire.

Ossessione di Luchino Visconti segnò la rinascita del cinema italiano. Portava con sé un nuovo approccio che si ispirava al realismo francese. Non fu girato a Cinecittà ma negli esterni, per le strade di Roma, tra le rovine e la povertà della gente.

Gli sceneggiatori si erano formati alla Scuola di Ricerca e, attraverso il cinema, volevano mostrare la verità della vita così com’era, senza censure. Ossessione uscì nelle sale nel 1943 e venne sequestrato immediatamente, eppure determinò una svolta estetica fortissima e ci si rese conto che il cinema doveva muoversi, doveva cambiare. Visconti gettò le basi del neorealismo, una rivoluzione formale che voleva raccontare al mondo il vero volto dell’Italia.

Nel ‘45 il mito del Duce crollò, dopo 23 anni di fascismo e 5 di guerra l’Italia è devastata, ha fame.

Il Paese troverà la redenzione nel cinema con Roma città aperta che racconta la resistenza degli antifascisti e testimonia il loro sacrificio, riabilitando un paese che era stato fascista.

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Con questo film Roberto Rossellini segue la via del neorealismo tracciato da Visconti. Altri registi come De Sanctis e De sica esprimono la voglia del Paese di interrogarsi, di guardarsi allo specchio ma anche la voglia di riscattarsi.

Ladri di biciclette e Sciuscià sono capolavori intramontabili, girati tra le rovine, hanno segnato la storia del cinema.

Il Primo Governo della Repubblica, democristiano, voleva censurare il cinema neorealista: “I panni sporchi si lavano in casa”.

Si tornò a produrre a Cinecittà, questa volta commedie d’amore che mettessero tutti d’accordo. E’ in questo periodo che emergono attori e attrici come Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Amadeo Nazzari, Alberto Sordi. Sono film che non idealizzano la realtà ma la riflettono con tutte le sue contraddizioni: le bassezze e le grandezze. Sono commedie solo in apparenza.

I grandi registi come De Sica e Blasetti, nonostante le censure riuscirono a reinventarsi. Nella commedia c’era sempre una critica alla società molto forte. Il film I soliti ignoti denuncia gli effetti collaterali del boom economico che il Paese visse negli anni ‘50. L’urbanizzazione forniva milioni di nuovi impieghi, tutto era mutato, si assisteva a una grande accelerazione di modernità che stravolgeva i costumi e la mentalità. I giovani ereditarono l’american way of life importato attraverso il cinema e il Piano Marshall.

In Vacanze romane Gregory Peck impersona un giornalista americano che arriva nella città eterna. Cosa che in effetti fecero molti stranieri in quegli anni.

La dolce vita registra tutto spietatamente. Il capolavoro di Federico Fellini è completamente girato a cinecittà. Si lasciarono le strade e si tornò negli studi per raccontare l’impatto che il cinema aveva sulla vita di tutti. Il risultato è amaro.

Forse senza esserne consapevole, Fellini creò un mito che ai politici e al Vaticano non piaceva.

Eppure non potevano fare molto, La dolce vita segna l’inizio di un’epoca del cinema italiano che arriverà ad essere amato e studiato in tutto il mondo. Cinecittà diventa una fabbrica di sogni internazionali.

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