I vulcani sono aperture nella costa terrestre attraverso cui passano manifestazioni imponenti delle dinamiche interne del nostro pianeta. Il magma che eruttano sulla superficie, può devastare vaste aree, provocando esplosioni, immense colate di roccia fusa e fango, piogge di fuoco e cenere e anche inondazioni.

Fin dall’antichità gli uomini hanno temuto i vulcani: i crateri fumanti erano in molte culture considerati porte d’accesso agli Inferi. Ogni vulcano ha un ciclo di vita durante il quale modifica la topografia della zona per poi estinguersi completamente … ma ci vogliono molti anni.

In Italia esistono almeno 10 vulcani attivi. Che cosa significa attivi? Significa che negli ultimi 10.000 (diecimila anni) si sono risvegliati almeno una volta.
Gli studiosi delle scienze della Terra, infatti, considerano estinto un vulcano
solo quando non esistono indizi e testimonianze di una sua attività in
tempi storici; in caso contrario si preferisce parlare di “quiescenza”. Sotto questo punto di vista i vulcani “attivi” italiani sono più numerosi rispetto a quelli comunemente noti.

Questi vulcani si trovano tutti nella parte meridionale del
paese e possono essere inquadrati in tre aree principali: l’area dei Campi
Flegrei-complesso Somma-Vesuvio, l’area vulcanica delle isole Eolie e
l’area dell’Etna. Questi sono:
Etna, Stromboli, Campi Flegrei, Vesuvio, Ischia, Lipari, Vulcano, Pantelleria, Colli Albani, Isola Ferdinandea. Di questi solo i primo 2 sono attivi nel senso vero del termine, gli altri sono considerati quiescenti (o dormienti) perché non manifestano nessuna attività da decine di anni.

Il Monte Etna è sempre stato un vulcano attivo come dimostrano le numerose testimoniane sulle sue attività, trascritte e tramandate nel corso della storia. Storica l’eruzione del 1644 che durò una decina di anni ma anche nel 1951 eruttò per molti giorni consecutivi. Attualmente le periodiche eruzioni attirano migliaia di turisti che viaggiano per visitare la costa orientale della sicilia e godersi lo spettacolo dei fuochi artificiali naturali. L’ultima eruzione è iniziata la vigilia di Natale (24/12/2018) e continua ancora. Si susseguono anche le scosse di terremoto che preoccupano tutti gli abitanti della zona. Una, che fortunatamente non ha causato danni, si è registrata anche stanotte.

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Stromboli, sempre in Sicilia, si trova nelle isole Eolie. Ha una caratteristica molto particolare:  espelle, a intervalli di tempo regolari, e la lava si riversa in mare attraverso un ripido pendio di questa montagna, chiamato “Sciara del fuoco” (ossia “strada del fuoco”). Anche lui ha eruttato nel 2018 e preoccupa la sua intensa attività di questi giorni.

Il Vesuvio

Discorso a parte merita il Vesuvio perché anche se è considerato un vulcano quiescente, non per questo si può dire non pericoloso: situato nella provincia di Napoli, è uno dei vulcani più studiati al mondo. Le sue eruzioni, di natura esplosiva, possono scagliare gas, cenere e vapori ad altissima velocità a centinaia di chilometri di distanza, come accadde nella tragicamente famosa eruzione del 79 d.C. , che seppellì le vicine città di Pompei ed Ercolano sotto una nube di cenere e rocce pomici.

A mezzogiorno del 24 agosto dell’anno 79 dopo Cristo, il Vesuvio eruttò e le città romane di Pompei ed Ercolano vennero completamente sepolte da cenere e lava causando la peggiore catastrofe naturale dell’antichità. Molti dettagli di quel giorno sono arrivati fino a noi grazie ai resoconti di Plinio il giovane. La sua famosa descrizione della colonna eruttiva a forma di pino” ha dato il nome a questo tipo di eruzione “eruzione pliniana”.

L’ultima eruzione del Vesuvio risale al 1944, provocò gravi danni materiali e la morte di quasi 2000 persone a causa delle valanghe di lava e delle bombe laviche. Fra l’altro avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale e provocò gli stessi danni che aveva provocato quella precedente avvenuta nel 1906.

Non lontano dal Vesuvio si trova un campo vulcanico detto Campi Flegrei, il nome deriva dal greco flègo, “ardo”-“brucio”. L’ultima eruzione in questo territorio, tenuto costantemente sotto monitoraggio, risale al 1538; in compenso è qui attivo un fenomeno periodico di sprofondamento e sollevamento del suolo noto come bradisismo: nel 1970-72 prima e poi ancora nel 1982-84 gli abitanti dell’area flegrea, e di Pozzuoli in particolare, sono stati testimoni e vittime di un fenomeno di sollevamento del suolo che, in pochi mesi, ha portato quest’ultimo ad un livello, complessivamente, di circa 3.5 m più alto. Per questo motivo la zona è sempre monitorata.

Estinti, per i geologi, sono invece i vulcani alcalino-potassici laziali, ormai collassati e ricoperti dalle acque alluvionali, dando luogo così a laghi craterici quali i laghi di Bracciano e di Martignano, il lago di Vico, di Nemi, di Albano.

Dillo con parole tue?

  • Che cosa è un vulcano?
  • Quando un vulcano si può considerare estinto?
  • Quali vulcani sono più attivi in Italia?
  • Come definiresti il Vesuvio?
  • Che cosa sono i Campi Flegrei?