Il campione: Pietro Mennea (Italian Level B1/B2).

Today we will tell you the story of an Italian sprinter: Pietro Paolo Mennea.

He was born in Barletta, on the southern coast of Italy, partly informed his nickname of “Freccia del Sud” (Arrow of the South) – was valued not just for the range of his achievement, but the manner of it.

His greatest achievement came in 1979, when he won the world record, followed by another world record a year after in a different altitude. In 1980 Mennea won at the 200 metres in Moscow Olympic Games. In this occasion, he left all his supporters in a very challenging final with the British Allan Wells, who was beaten for only 2 cents. The journalists labelled Mennea’s achievement at that time “an extraordinary endeavour”.

By the time he ended his career he had two Olympic bronze medals as well as his gold, and three European Championship golds at 100 and 200m. He also departed the track having set a world 200m record of 19.72sec at altitude in Mexico City which would stand for 17 years which now remains the European record.

Mennea died on 23 March 2013, in Rome after a long battle with cancer. He was sixty years old.

In italiano

La lingua italiana si apprende anche attraverso la storia di grandi campioni sportivi. Leggendo delle loro gesta sportive si ha la possibilità di comprendere anche il periodo storico in cui hanno vissuto.

Pietro Paolo Mennea nasce in Puglia nel 1952.

I mezzi a disposizione sono pochi; a Barletta non ci sono strutture sportive adeguate in cui potersi allenare, tanto che lui è costretto a trovare un modo originale per sfogare la propria voglia di competizione. Decide di sfidare le macchine di grande cilindrata sui 50 metri, lui a piedi, loro con la potenza del motore, l’uno contro l’altra. Vince sempre lui. Gli amici lo vanno a chiamare a casa, la sera, e gli dicono – Guarda, Pietro, è arrivata una Porsche da Brescia, la vuoi sfidare? Lui corre e gli altri scommettono. Alla fine gli danno 500 lireper andare al cinema o a comprarsi un panino. Più o meno in quel periodo (siamo nel 1968) il giovane Mennea, studente di ragioneria, segue le Olimpiadi alla televisione e vede Tommie Smith vincere la medaglia d’oro sui 200 metri.

In quel momento decide che ciò che vuole dalla vita è questo: partecipare ai giochi olimpici e arrivare prima di tutti, diventare l’uomo più veloce del mondo. Ci metterà 11 anni a realizzare il suo sogno, ma entrerà nella storia dell’atletica. Per allenarsi deve trasferirsi a Formia, vicino Roma, dove c’è l’allenatore Carlo Vettori che all’inizio non crede nelle sue potenzialità, lo trova basso e troppo magro, con un fisico così non si arriva lontano. Con il tempo, però, la perseveranza, la forza di volontà, il carico di lavoro che questo ragazzo è capace di affrontare lo convincono di avere di fronte un fuoriclasse.

Il programma che Mennea svolge in un giorno gli altri atleti lo fanno in una settimana.

“Mi allenavo 5 o 6 ore al giorno, tutti i giorni, anche a Natale, Pasqua e Ferragosto, altrimenti non avrei potuto costruire una carriera così lunga. Il complimento più bello che abbia mai ricevuto me l’hanno fatto i vecchi custodi del campo d’atletica, la famiglia Ottaviani, che hanno dichiarato: – Ce n’era uno solo che entrava la mattina presto e andava via la sera tardi”.

Mennea

Nel 1972 partecipa alle sue prime Olimpiadi, quelle di Monaco di Baviera, si classifica terzo nella finale dei 200 metri. Quelle tristi olimpiadi sono passate alla storia per l’uccisione di 11 atleti israeliani compiuta da un gruppo di terroristi.

È un periodo difficile, all’estero e anche in Italia dove si vivono gli anni di piombo; così era chiamato il periodo della lotta armata che costituiva la strategia della tensione.

Anche per Mennea quei tempi non sono facili, in un primo momento, infatti, decide di non partecipare alle Olimpiadi del 1976 perché si sente troppo sotto pressione e non in grado di raggiungere i massimi risultati. Non vuole andare ma l’opinione pubblica protesta e allora lui cambia idea. Va a Montréal ma, nei 200m, arriva solo quarto. Da questa delusione riparte per costruire i quattro anni più belli della sua carriera: Praga – Città del Messico – Mosca; è lui stesso a dire che il fallimento è necessario per crescere.

“Bisogna sempre credere in quello che si fa e avere una voglia matta di migliorarsi. Io ho avuto la forza di provarci sempre, non ho mai mollato.”

Mennea

Nel 1978 a Praga vince l’oro agli Europei e nel 1979, come studente di scienze politiche, partecipa alle Universiadi di Città del Messico.Qui entra nella storia: corre 200 metri in 19 secondi e 72 centesimi, vince l’oro e diventa l’uomo più veloce del mondo su questa distanza. Quei numeri: 19’’72, diventano il simbolo dell’Italia che lascia i tormentati anni ’70 ed entra negli anni ’80 con la speranza di vivere più benessere.

“Io credo nei numeri perché a Città del Messico ho corso sulla stessa pista dove Tommie Smith, nel 1968, aveva corso la sua Olimpiade stabilendo il record del mondo in 19’’83. Io, 11 anni dopo, migliorai quel record di 11 secondi”.

Mennea

Per uno come lui ogni cosa sembra possibile, diventa famoso in tutto il mondo.

“Quando sono andato in California ho incontrato Mohammed Ali, mi presentarono come l’uomo più veloce del mondo e quando mi vide lui disse – Ma tu sei bianco? Io risposi: – Sì, ma sono nero dentro!”

Mennea

Dentro di sé Mennea è pieno di rabbia costruttiva, di voglia di riscatto per uno che è nato in una famiglia umile, in una piccola città dove ogni conquista è un riconoscimento per tutta la comunità. Sono in molti quelli che si identificano in lui e lo prendono come esempio. Ѐ stata una strada in salita ma l’ha percorsa fino in fondo senza fermarsi mai, abituando una nazione intera a crederci fino alla fine, perché quando lui correva nessuno dei suoi avversari poteva stare tranquillo.

“Non bisogna essere perfetti bisogna, semplicemente, dare il meglio di sé, in questo modo, senza dubbio, si raccoglie qualcosa di importante”.

Mennea

Alle olimpiadi di Mosca del 1980, quelle boicottate dagli americani per protestare contro l’invasione dell’Afghanistan da parte della Russia, Mennea arriva stanco, ha il volto così magro che sembra uno scheletro, a tutti appare diverso. Fatica a superare la semifinale dei 200 metri, persino i suoi rivali sono sorpresi, quasi non lo riconoscono più. Il giorno della finale parte in ottava corsia vicino al favorito: lo scozzese Wells. Durante i primi 100 metri Mennea è dietro, sembra proprio che il britannico vada verso la vittoria senza problemi, ma ad un certo punto:

“All’uscita della curva ero penultimo. Penso: non avrò altre occasioni, allora riparto, risento tutto, rientro in gara, recupero, vinco, alzo le braccia e il dito”.

Mennea

Wells è battuto per 2 centesimi di secondo e mentre il telecronista urla – Mennea recupera, recupera, recupera, Mennea ha vinto!Quell’esile uomo, partito da Barletta lentamente e apparentemente un po’ insicuro, entra nella leggenda dello sport. Pochi come lui hanno saputo regalare forti emozioni tanto da rimanere nell’immaginario collettivo e nel dizionario della lingua italiana. Nell’italiano colloquiale c’è un’espressione: – Chi sei? Mennea? Si usa quando si vuole indicare una persona che fa cose fenomenali.

Pietro Paolo Mennea muore a Roma il 23 marzo del 2012 per un male incurabile. Lascia grandi vittorie, un record che ha il sapore della leggenda, ma soprattutto, un esempio per molti.

“Ogni tanto c’è qualcuno che mi chiede: e tu che fai? Vorrei avere abbastanza fiato per rispondere: ho già fatto: 5482 giorni di allenamento, 528 gare, un oro e due bronzi olimpici, più il resto che è tanto. A 60 anni non ho rimpianti. Rifarei tutto, anzi di più. E mi allenerei otto ore al giorno. La fatica non è mai sprecata. Soffri, ma sogni”.

Mennea

Alle olimpiadi del 2012, Londra gli dedica una stazione della metropolitana. La ONLUS che porta il suo nome indice il Mennea Day nella data del 12 settembre, lo stesso giorno in cui, a Città del Messico, Pietro entrò nella storia dello sport.

N.B: 
Si parla di presente storico quando, per raccontare fatti precedenti al momento in cui si parla o si scrive, si ricorre al ➔presente indicativo invece che a un tempo passato. Continua a leggere in: 
http://www.treccani.it/enciclopedia/presente-storico_(La-grammatica-italiana)/

Domande di comprensione

1) Come si allenava Pietro Mennea quando viveva a Barletta?

2) A quante e quali olimpiadi ha partecipato?

3) Quando ha deciso che sarebbe diventato un campione?

4) Dove e quando ha stabilito il record mondiale sui 200 metri?

5) Quale è stata la gara vinta ma molto sofferta?

6) Cosa ha fatto quando ha smesso di correre?

7) Qual’ è la cosa più importante nella vita secondo lui?

8) Cosa gli hanno dedicato dopo la sua morte?

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Alfonsina Strada