Ennio Morricone; un compositore innamorato. (Italian Level B2).

Ennio Morricone è nato a Roma il 10 novembre del 1928, figlio di una casalinga e di un musicista. Lui era il più grande di cinque figli.

“Ho bisogno di una disciplina militare per poter lavorare bene, ho orari severi e passo interi giorni senza vedere nessuno. Sono duro con me stesso e, di conseguenza con quelli che mi circondano. Se non lo fossi, non otterrei nulla. Il successo, ovviamente, richiede talento ma soprattutto un duro lavoro, esperienza e lo, ripeto sempre, fedeltà. Al tuo lavoro così come alla tua donna. Queste sono le regole che mi sono dato per riuscire a dare il meglio. E’ chiaro, però, che non sempre ci riesco”

Ennio Morricone (Livello B2)

Il compositore da Oscar: un’intervista dopo la vittoria del 2016. Parla anche del rapporto (che dura da 65 anni) con la moglie: «È stata bravissima a sopportarmi»

Leggiamo da un’interista del 2016 al Corriere della sera.

Il mattino dopo la voce è tornata ferma, con il suo accento romano: «È vero, al momento di ritirare l’Oscar mi tremava un po’. È stato bravo mio figlio Giovanni, a farmi da interprete: l’inglese proprio non lo mastico. È stato bravo anche a sorreggermi: pure le gambe un po’ mi tremavano…».

Ennio Morricone parla con orgoglio dei figli: oltre a Giovanni, Marco, Alessandra, Andrea. E ripercorre al telefono la storia d’amore che ha emozionato l’Italia: quella con la moglie Maria, a cui ha dedicato l’Oscar. «Ci siamo conosciuti a Roma nell’Anno Santo: il 1950. Lei è nata in Sicilia ma è venuta nella capitale a tre anni. Era amica di mia sorella Adriana. A me piacque subito moltissimo. Poi Maria ebbe un incidente, con la macchina di suo papà. Un attimo di distrazione, e andò a sbattere.

La ingessarono dal collo alla vita, come si faceva allora. Soffriva moltissimo. Io le sono rimasto vicino. E così, giorno per giorno, goccia dopo goccia, l’ho fatta innamorare. Perché nell’amore come nell’arte la costanza è tutto. Non so se esistano il colpo di fulmine, o l’intuizione soprannaturale. So che esistono la tenuta, la coerenza, la serietà, la durata. E, certo, la fedeltà. Fatto sta che ci fidanzammo. E ci sposammo il 13 ottobre 1956: tra qualche mese festeggiamo i sessant’anni di matrimonio». 

Come si fa a stare settant’anni con la stessa donna? 

Ora non usa più. Morricone ride: «La domanda la deve fare a mia moglie. È stata bravissima lei a sopportare me. È vero, qualche volta sono stato io a sopportarla. Ma vivere con uno che fa il mio mestiere non è facile. Attenzione militare. Orari rigorosi. Giornate intere senza vedere nessuno. Sono un tipo duro, innanzitutto con me stesso e di conseguenza con chi mi sta attorno. Altrimenti i risultati non arrivano. Il successo viene certo dal talento ma più ancora dal lavoro, dall’esperienza e, ripeto, dalla fedeltà: alla propria arte come alla propria donna. Mi sono dato la regola di dare il meglio, sempre. Anche se non sempre ci si riesce».

Cosa ha pensato quando l’ha cercata Quentin Tarantino? 

Un sanguinario, almeno a vedere i suoi film. «Tutt’altro! È una persona piena di umanità. Le sue scene possono sembrare un po’ terribili. Ma voi fate così: quando le guardate, provate a soffermarvi non sull’assassino, bensì sulla vittima. Nell’occhio della vittima si vede tutta la sensibilità di Tarantino. Io non lo conoscevo, ma sapevo che nei suoi film aveva inserito varie musiche composte da me per Sergio Leone. Poi mi ha chiamato per chiedermi la colonna sonora di un western. E invece ho fatto di testa mia, creando una musica molto diversa da quella che avevo pensato per Leone. Per fortuna ha funzionato».

Nella colonna sonora di The Hateful Eightin in effetti sembra di sentire l’eco della musica contemporanea che lei ha composto. «Preferisco parlare di musica assoluta, perché anche quella dei film è musica contemporanea. Farò tre concerti a Santa Cecilia, a Roma: Voci dal silenzio, una sinfonia di mezz’ora con coro, orchestra e voce recitante; un omaggio allo scrittore sudafricano Richard Rive, martire della lotta contro l’apartheid».

A Roma, la città dov’è nato il 10 novembre 1928, Morricone è legatissimo. È stato testimone dei momenti più drammatici della sua storia: «Mio zio aveva una falegnameria, e io nei mesi dell’occupazione nazista andavo impolveratissimo con il triciclo a prendere sacchi di trucioli per portarli dal fornaio: ogni dieci sacchi, un chilo di pane. Poi arrivarono gli americani, e suonai la tromba per loro nei locali di via Cavour. Non ci davano soldi ma cibo — pane bianco, cioccolata, anche pietanze già cucinate — e sigarette; io non fumavo, rivendevo le sigarette per strada e portavo i soldi a casa».

Nel 2016 è uscita la sua autobiografia: “Inseguendo quel suono”.

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  1. Come è andata la sera della premiazione per Morricone?
  2. Come ha conosciuto sua moglie?
  3. Come definisce il suo lavoro?
  4. Cosa pensa del cinema di Tarantino?
  5. Come è stata la sua infanzia?

Espressioni:

masticare una lingua

imboccare una scorciatoia

fare di testa mia

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