30 anni senza Leonardo Sciascia.

Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto (Agrigento) nel 1921 e muore a Palermo nel 1989.

Figlio di una casalinga e di un impiegato della miniera di zolfo è il primo di tre fratelli. Studia all’Istituto magistrale dove si appassiona di autori francesi dell’illuminismo come Voltaire, Montesquie e Diderot e scrittori italiani come Cesare Baccaria e Pietro Verri.

Diplomatosi, il suo primo lavoro lo ha come impiegato presso il Consorzio Agrario che gli permette di conoscere approfonditamente il mondo contadino.

Nel 1944 si sposa con Maria Andronico, maestra di scuola elementare, e con lei ha due figlie.

Nel 1948 vive una delle più grandi tragedie della sua vita; si suicida suo fratello Giuseppe, da lui amatissimo.

Negli anni ’50 lavora a scuola, anche lui come maestro elementare, e inizia a interessarsi sempre di più alle battaglie civile e denuncia l’intreccio tra potere politico e mafia.

Inizia a pubblicare i suoi primi scritti: poesie, saggi, una raccolta di racconti di cui i protagonisti sono gli animali. Si fa notare fin da subito. Di lui parlano bene Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino.

Il grande successo arriva nel 1961 con “Il giorno della civetta”. Un romanzo giallo che, però, in realtà parla di mafia, di politica, della società di allora e anche quella di oggi.

Leonardo Sciascia qui con Paolo Borsellino.
Leonardo Sciascia e Paolo Borsellino

La sua produzione è immensa, scrive altri romanzi, altri saggi e anche una commedia. Diventa giornalista, collabora con il Corriere della Sera e numerosi giornali e riviste italiane, il suo modo si scrivere lo descrive bene lui stesso: “narratore nei saggi e saggista nei romanzi e nei racconti”.

Nel 1966 esce “A ciascuno il suo” anche questo un giallo di grande successo che traccia un quadro lucido della società siciliana e dell’omertà.

Lo fa per tutta la vita: osservare, partecipare, criticare e scrivere. Lo fa in modo instancabile e libero. Non risparmia nessuno. Nel libro “Todo modo” parla “di cattolici che fanno politica” e viene stroncato dalle gerarchie ecclesiastiche.

Ma anche la politica non lo risparmia. Nel 1975 si candida per il P.C.I ma si dimette appena due anni dopo arrivando a duri scontri con la dirigenza del partito.

Il lavoro di Leonardo Sciascia restituisce al lettore un ritratto senza filtri della mafia siciliana, della corruzione e dell’ignavia della politica e dello Stato. Le sue sono le parole di un grande intellettuale ma anche di una figura chiave della storia contemporanea, che esprime il pensiero del suo tempo trasformandolo in un vessillo di libertà con cui vuole “vincere il silenzio e l’oblio”.

Muore nel 1985 dopo una lunga lotta contro il mieloma multiplo. Chiede di avere i funerali in chiesa per “non dare scandalo”. Non era credente ma nemmeno ateo: «mi guidano la ragione, l’illuministico sentire dell’intelligenza, l’umano e cristiano sentimento della vita, la ricerca della verità e la lotta alle ingiustizie, alle imposture e alle mistificazioni».

Esercizio. Leggi con attenzione alcune citazioni di Leonardo Sciascia. Inserisce le parole che mancano.

Continuo ad essere convinto che la Sicilia offre la rappresentazione di tanti problemi, di tante contraddizioni, non solo italiani ma anche europei, al punto da poter costituire la metafora del 1.__________ odierno.

L’aspetto peggiore della morte non è tanto il non esserci quanto il fatto che altri daranno una interpretazione delle tue 2. _________ e della tua opera.

Nessuna crisi può segnare il punto del cedimento per un uomo, per un artista, il cui elemento di vita è appunto la 3.___________.

Non c’è nulla di più falso che il proclama di Mussolini secondo cui la Sicilia era fascista fino al midollo. La Sicilia non era per niente fascista. Naturalmente la 4._______ si iscriveva al fascio, andava alle adunate e gridava «Duce! Duce!», ma senza crederci molto. Qui è così per ogni idea. Allo stesso modo si spiega la refrattarietà alla Chiesa cattolica. Si osservano i riti, la messa di mezzogiorno e tutte le regole, ma senza crederci intimamente.

Sono un maestro delle elementari che si è messo a scrivere libri. Forse perché non riuscivo ad essere un 5.________ maestro delle elementari.

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle 6.________.”

Il giorno della civetta, di Leonardo Sciascia.
Leonardo Sciascia.
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