Il Carnevale è quel periodo dell’anno che va dalla fine delle feste natalizie al mercoledì delle ceneri.

Oggi parliamo di questo lasso di tempo; delle feste nelle città, dei dolci di Carnevale, e dell’uso dell’impersonale.

Intanto cosa succede a Carnevale? A Carnevale si festeggia, ci si maschera, si fanno scherzi, si mangia e si beve tanto, forse troppo.

In Italia il Carnevale si festeggia in tutto il paese ma in alcune città è più sentito che in altre, tanto che il Carnevale di alcuni posti è famoso in tutto il mondo.

Sicuramente avrete sentito parlare del famosissimo Carnevale di Venezia, ma sapete che non è l’unico ad essere così celebre? Ce ne sono altri che vengono visitati da turisti provenienti da tutto il mondo: il Carnevale di Cento, di Viareggio, di Ivrea, di Acireale e il Carnevale di Mamoiada, in Sardegna, molto particolare perché legato alle tradizioni più antiche.

In un paese vario come l’Italia anche il Carnevale cambia le sue maschere a seconda delle regioni, ognuna ha le proprie caratteristiche: Arlecchino, Colombina, Pantalone, Pulcinella … E ogni regione ha anche i propri dolci di Carnevale tipici e tradizionali, come le chiacchiere, conosciute anche come frappe o bugie. Dolci diversi ma tutti molto grassi perché a Carnevale si esagera.

Le maschere e i dolci di Carnevale

“Semel in anno licet insanire”! (Una volta all’anno è lecito festeggiare!) dicevano i latini. E l’occasione migliore per farlo era proprio il Carnevale già nell’antica Roma, quando, cioè, si festeggiava per giorni e giorni fino allo sfinimento.

E ancora oggi il Carnevale è senz’altro la festa più allegra dell’anno. La più attesa dai bambini, la più trasgressiva per i più grandi.

Varie sono le tradizioni popolari di questo periodo dell’anno in gran parte dei Paesi del Mondo e in ciascuno di essi si rifanno a miti, a leggende, o a rituali pagani e religiosi. Ancora oggi nel nostro Paese le vie di ogni città si risvegliano con manifestazioni carnevalesche.

Come abbiamo accennato ogni regione vanta ricette gastronomiche particolari e secolari, ma soprattutto nel “DOLCE” si nota una singolare voglia di evasione e di trasgressione; non a caso le ricette caratteristiche, seppur con varianti minime, vedono al primo posto i dolci fritti.
Un detto popolare recita che fritto è buono tutto, anche l’aria: lo zucchero caramellato e dorato dall’olio ad alta temperatura serve a trasformare anche il più semplice impasto in qualcosa di delizioso.

Vediamo, ora, alcune ricette di dolci di Carnevale rigorosamente fritti.



CICERCHIATA
E’ una specialità tipica del Centro- Italia (Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio); la presenza del miele indica che si tratta di una preparazione molto antica.

I dolci di Carnevale

STRUFFOLI La risposta del Sud alla Cicerchiata è costituita dagli Struffoli Napoletani; all’apparenza il dolce sembra identico, ma le due ricette presentano numerose differenze. Inoltre, il dolce napoletano viene guarnito con “cannulilli” e “diavulilli” colorati, ai quali in origine, erano attribuite proprietà energetiche.

I dolci di Carnevale: gli struffoli.

CHIACCHIERE Questa è forse la ricetta più semplice e la più “allegra” fra quelle dei dolci di Carnevale, ciò nonostante è quella di maggiore successo. Tanto è vero che la si ritrova in tutt’Italia, sebbene con nomi diversi: in Friuli si chiamano Grostoli, in Emilia Sfrappole, in Veneto Galani, nelle Marche Frappe, Cenci in Toscana, Chiacchiere in Campania, Bugie in Piemonte e Liguria. La variante, nelle varie ricette regionali, è costituita dal marsala, o dal vino bianco, o dall’acquavite, o dal liquore all’anice.

I dolci di Carnevale: le chiacchiere o cenci o bugie.

CASTAGNOLE Sono tipiche della gastronomia friulana durante il periodo di Carnevale. Gustose e morbide, sono adatte anche ai bambini.

Annotazioni grammaticali: Nel testo si fa un grande uso dell’impersonale che si forma con si + 3° persona singolare o plurale.

La forma impersonale si usa per parlare in generale di un argomento senza specificare il soggetto di chi compie l’azione. Si noti che ogni verbo può diventare impersonale attraverso l’uso della particella si davanti alla terza persona singolare e plurale.

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