Si può leggere la storia del secolo scorso anche attraverso gli occhi delle campionesse e dei campioni sportivi.

Fausto Coppi era talentuoso; fisico esile ma velocità eccezionale, sulle salite sembrava sfidare la natura con quel corpo che tagliava il vento e l’espressione della faccia che esprimeva rabbia. Quando correva era da solo contro il mondo, lui andava “su, più su, ancora più su”. Era complesso, un po’ misterioso, con un carattere timido che, però, in sella alla bici, si trasformava.

L’Italia seguiva le sue imprese sportive ma si appassionava e si divideva anche sulla sua vita privata. Quando iniziò la sua storia d’amore extraconiugale con la Dama Bianca, non si poteva parlare d’altro. Qualcuno diceva che non era un esempio di moralità ma alla maggior parte degli italiani non importava quel che succedeva fuori dalle corse, perché si sa che i fuoriclasse hanno un diavolo che li morde dentro e li fa
arrivare sempre più su. Sembrava nato per vincere:

La struttura morfologica di Coppi, sembra un’invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta.

(Gianni Brera)

Gino Bartali era l’opposto; fisico possente, moralità inattaccabile. Se Coppi era laico, Bartali era cattolico praticante. Schietto a tal punto da sembrare che nella sua vita non ci siano mai state ombre. Uomo di grandissima generosità, anche se, forse, aveva meno talento del rivale, appassionava per la sua forza di volontà e per l’incredibile capacità di non mollare.

Gino, il forte, non metteva mai i piedi a terra e se c’era da dare una mano lui era sempre pronto con “quegli occhi allegri da italiano in gita”. Più anziano di 5 anni di Coppi, mentre tutti cercavano di aumentare la loro rivalità lui lo considerava un compagno di squadra.

Gino si rivelò un personaggio meraviglioso, se è vero che Coppi era il mito, Bartali era l’uomo della campagna toscana, che dal suo carattere riusciva a tirare fuori le cose migliori.

(Adriano De Zan)

Bartali nasce vicino a Firenze nel 1914 in una famiglia di contadini. Fin da piccolo ama fare corse in bicicletta e condivide questa passione con il fratello Giulio. Negli anni ’30 inizia a gareggiare tra i professionisti mentre Giulio, minore di qualche anno ma anche lui fortissimo, continua a correre tra i dilettanti con la convinzione di poter raggiungere presto i successi del fratello.

Il 7 giugno del 1936 Gino Bartali vince il suo primo Tour d’Italia e esattamente una settimana dopo, sotto una forte pioggia, in provincia di Firenze, Giulio partecipa a una gara di dilettanti con il fermo, intento di vincere anche lui. Durante la corsa, a causa dell’acqua sulle strade, un’auto sbanda e finisce dritta sui corridori.

Giulio rimane ferito al fianco e alla spalla sinistra, operato d’urgenza, probabilmente per un errore del chirurgo, muore all’ospedale di Firenze.
Per Gino è un dolore insopportabile, è così triste che, in un primo momento, decide di lasciare tutto ma poi, grazie anche all’insistenza della sua futura moglie, ci ripensa.

Nel 1938 vince il Tour de France e quando il regime fascista gli chiede di dedicare la vittoria al Duce, il toscanaccio cattolico risponde pubblicamente dedicandola alla Madonna. Nel 1940 vince, per la seconda volta, la Milano- Sanremo e si prepara per andare a vincere il suo terzo Giro d’Italia. Fra i suoi gregari, però, c’è un giovane e promettente ragazzo che lui stesso ha
scelto.

Angelo Fausto Coppi nasce in Piemonte nel 1919, in un piccolo paese non molto lontano dalla Novi Ligure di Girardengo. Suo padre ha una vigna e Fausto ha tre fratelli e due sorelle. Alto, magro, sguardo triste e naso imponente, da ragazzino non ha il fisico abbastanza forte per faticare nei campi e così va a lavorare come garzone da un salumiere; fa le consegne in bicicletta.

È proprio mentre corre da solo sulle ripide salite di quei paesini in provincia di Alessandria che viene notato da Cavanna, l’ex massaggiatore di Girardengo, il quale rimane impressionato dall’abilità dell’esile ragazzo e
gli insegna il mestiere per farlo entrare nei professionisti. Nel ’39 Fausto Coppi partecipa come indipendente ad una corsa a Pavia e per l’occasione Cavanna scrive a Rossignoli della Bianchi:

Caro Giovanni, ti mando due corridori. Uno, il Coppi, vincerà; l’altro farà quel che potrà.

E mentre gli altri fanno quel che possono lui continua a vincere. Nel 1940, si aggiudica il suo primo Giro d’Italia, al quale si è iscritto come gregario di Bartali, il quale però cade dopo i primi chilometri lasciando libero il giovane piemontese di fare la sua gara. Coppi, infatti, lasciando tutti stupiti vince la tappa Firenze-Modena sotto un diluvio torrenziale e, una volta indossata la maglia rosa, la difende fino a Milano diventando il vincitore del Giro più giovane di sempre.

Questa è l’ultima gara ufficiale prima della Seconda Guerra Mondiale.
Durante il conflitto è chiamato alle armi ma, nonostante questo, non smette di pedalare. Nel 1942 con una preparazione portata avanti sotto i bombardamenti, stabilisce il record mondiale dell’ora su pista, un record che resiste fino al 1955.

Poi c’è solo la guerra e Coppi viene fatto prigioniero dagli inglesi che lo spediscono in Africa ma gli permettono di allenarsi per 2 ore al giorno. Torna in Italia nel 1945. La guerra è finita e ha lasciato tante macerie dietro di sé, ora si deve ricostruire tutto.

La Milano-Sanremo del 1946 è la corsa della rinascita, non solo di Coppi ma di tutto un paese che cerca di ricominciare. Coppi taglia il traguardo con 14 minuti di vantaggio sul secondo classificato, la radio annuncia:

Primo classificato Coppi Fausto; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo………

È così che termina la prima gara di una nuova epoca. Bartali è terzo, i due nemici-amici non si staccano, la guerra, la loro, continua e l’Italia ora è divisa tra Bartaliani e Coppiani. In quell’anno c’è un Referendum importante a cui gli italiani sono chiamati a rispondere:
scegliere tra Monarchia e Repubblica. Coppi e Bartali votano, come la maggioranza degli italiani, per la Repubblica.

Il Giro d’Italia del 1947 attraversa un paese ancora devastato dalle conseguenze della guerra, e vede un duello sempre più acceso, ormai non ci sono che loro: tutti gli altri vengono tagliati fuori dopo i primi chilometri.

Coppi ha l’istinto del campione e sa sempre quando sferrare un attacco ma Gino, più vecchio di lui, non si arrende mai. Vince Coppi e Bartali, uomo molto devoto, va a trovare il Papa e obbliga il rivale a seguirlo.

L’Italia non è divisa solo nello sport; la fine della guerra ha visto gli italiani nettamente contrapposti tra comunisti e democristiani, gli animi si accendono facilmente e nel 1948 quando sparano a Togliatti, segretario del partito comunista, la situazione è grave perché si teme una reazione che possa portare alla guerra civile.

Lo stesso Togliatti, dal letto dell’ospedale, cerca di calmare tutti ma sembra che le parole non bastino. Il giorno dopo, sotto un forte acquazzone, Bartali vince una tappa del Tour de France e gli incandescenti animi nel gioire per quella vittoria, si placano. Si torna a respirare un clima di “normalità”.

La politica, soprattutto il partito democristiano, è riconoscente al ciclista toscano che ricordava:

Mi chiamò De Gasperi (ministro democristiano, primo presidente del consiglio dal 1945 al 1948), “chiedi qualunque cosa, anche una coppa d’oro alta così, e te la daremo”, allora io dissi “levatemi un anno di tasse” e lui rispose “non si può” .

(Gino Bartali)

Intanto Coppi diventa ogni anno più forte, il 1949 è l’anno d’oro del piemontese. In quel periodo, di fatto, c’è un divario incolmabile tra lui e tutti gli altri, Bartali compreso. La stampa lo battezza “il campionissimo”. Lui dopo essersi aggiudicato il Giro d’Italia, quell’anno per la prima volta, partecipa al Tour de France.

Un incidente, durante la prima tappa, lo fa arrivare al traguardo con 18 minuti di ritardo. Ma Coppi non si scoraggia; gara dopo gara il campione recupera e, incredibilmente, nella classifica finale precede Bartali di 10 minuti e, per la prima volta nella storia del ciclismo, un corridore vince Giro e Tour nello stesso anno.

Da quando è finita la guerra, in tutte le gare, vicino al Grande Coppi c’è sempre Serse, il più giovane e il più amato dei suoi fratelli, che come il campione ha una grande passione per la bicicletta e va sempre a correre e a tifare per il fratello. Cosa che succede anche durante il Giro del Piemonte, dove il 20 giugno del 1951, Serse cade a terra e batte la testa sui binari
del tram. Si rialza, si lava la ferita e va al traguardo per congratularsi con l’amico Gino Bartali che è arrivato primo. I dottori controllano la ferita ma non si preoccupano, non sembra grave.

La sera, però, Serse Coppi perde i sensi e, portato all’ospedale, muore davanti all’incredulità del fratello. Per Fausto è un colpo durissimo. Anche nel dolore i due campioni rivali condividono lo stesso destino e come Bartali, anche Coppi è tentato di lasciare per sempre il ciclismo. Ma, esattamente come il suo rivale, anche lui ci ripensa e nel 1952 torna
a vincere il Giro e il Tour. È proprio durante la corsa in Francia che viene scattata la foto divenuta il simbolo di un’epoca: Fausto davanti e Gino poco dietro, nel mezzo una borraccia che i due si scambiano.

Coppi e Bartali attraverso la seconda guerra mondiale.

Mentre Bartali si avvicina alla fine della sua carriera, Coppi è nel suo momento migliore:

Provavo una forte emozione prima di ogni corsa; farfalle nello stomaco come da ragazzo. Salire sulla bicicletta spingere sui pedali, andare avanti in fuga, verso che cosa o via da che cosa io non lo sapevo. Andavo avanti in quel calvario di strade, su e giù, senza fermarmi mai perché era la sola cosa che io sapevo fare nella vita.

Nel 1953 vince il suo quinto Giro d’Italia e, soprattutto, il campionato del mondo. In totale durante i suoi 20 anni di carriera Fausto Coppi vince 122 gare. Tra il Natale e il Capodanno del 1959, appena tornato da una battuta di caccia in Africa, Coppi si ammala gravemente. I medici non comprendono che si tratta di malaria e non lo curano adeguatamente. Il campionissimo muore il 2 gennaio del 1960 e l’Italia rimane sorpresa e addolorata.

Fausto era ancora nella camera ardente. Arrivò Bartali, prese la mano di Fausto e disse: «È incredibile, è incredibile». Pianse e pregò alla sua maniera. Il grande duello era finito per sempre.

( Candido Cannavò )

Nei quarant’anni successivi Bartali rimane da solo a testimoniare chi erano lui e Coppi. Va nelle scuole, nei comuni, nei centri ricreativi, ovunque lo invitino, a raccontare della loro rivalità sulle piste, a dire che, in realtà, i due si stimavano e rispettavano a vicenda.

Gino Bartali muore nel 2000 e proprio in quell’anno un giovane ciclista, appassionato di Bartali e del suo ciclismo, quando deve decidere su cosa scrivere la tesi di laurea, accoglie il suggerimento di un vecchio amico del grande Gino e inizia a scartabellare gli archivi storici.

Aiutato dal figlio del ciclista, Andrea Bartali, raccoglie numerose testimonianze che raccontano dei centinaia di chilometri che, tra il 1938 e il 1943, il Ginaccio percorse sugli appennini per portare documenti e soldi utili a salvare la vita a centinaia di ebrei.

Da quello che risulta dai dati e dai ricordi di diversi testimoni, Bartali avrebbe salvato almeno seicento ebrei italiani dai rastrellamenti nazifascisti; 330 in Toscana e 300 in Umbria.

Un libro scritto dai fratelli Connon, intitolato “La strada del coraggio” narra proprio di quei chilometri che Bartali percorreva ogni giorno pedalando da Firenze ad Assisi, schivando bombe e controlli. Infatti, probabilmente, Bartali non fu mai scoperto solo grazie alla sua fama di ciclista.

Da lì a poco la guerra sarebbe finita e, tra la macerie della ricostruzione, sarebbe iniziata la stagione più esaltante del ciclismo italiano, incentrata proprio sulla rivalità tra Bartali e il suo ex gregario Coppi. Del suo coinvolgimento nell’attività clandestina per salvare vite umane, Bartali non ha quasi mai parlato perché come amava ripetere:

Il bene si fa ma non si dice

(Gino Bartali).

Rispondi alle domande:

  1. Di dove erano Coppi e Bartali?
  2. In che cosa erano simili e in che cosa molto diversi?
  3. Per cosa sono chiamati a votare gli italiani nel 1946?
  4. Qual è stata la vittoria più importante di Bartali?
  5. Cosa ha fatto Fausto Coppi durante la Seconda Guerra Mondiale?
  6. Che cosa ha fatto Bartali tra il 1938 e il 1943?

“Storie di campionesse e campioni” racconta la vita dei grandi personaggi sportivi che hanno attraversato il ventesimo secolo.

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Pietro Mennea