Da “Camilla che odiava la politica” di Luigi Garlando.

A volte capita che in classe, alcuni bambini, inizino a mostrare interesse per quello che succede intorno a loro. Hanno sentito una notizia alla TV, hanno ascoltato i commenti dei loro genitori e, adesso, in classe cercano chiarimenti. A modo loro si stanno avvicinando alla politica.

Ed è bene iniziare a parlarne, a confrontarsi, tutti insieme su un tema così importante. Per affrontare l’argomento con bambini di 9/10/11 anni questo brano tratto da un libro di Luigi Garlando, presente anche in “Leggiamo con Sprint”, ci sembra adatto.

Ve lo proponiamo sperando possa esservi in qualche modo utile e se lo utilizzerete, per favore, fateci sapere com’è andata la discussione in un commento sotto.

Una lettura ideale per le ragazze e i ragazzi della scuola media o quinta elementare.

“Io la politica la odio: lascia le scuole a metà e i piedistalli senza statue. E questo perché le persone litigano!”

  • “Perché dici così?” – mi domanda Aristotele – “La colpa non è della politica, è delle persone. La politica fa vincere le buone idee e aiuta le persone a parlarsi invece di litigare”.

Politica deriva da polipo, che ha i tentacoli e uccide la gente! – urlo io. Allora Aristotele scrive la parola politica al centro di un foglio bianco.

  • Il primo problema da risolvere è la parola politica che non ti piace perché inizia come polipo. Cambia l’ordine delle lettere. Facciamo così …

Aristotele sbarra con una croce la lettera I e la riscrive sotto la parola POLITICA, poi fa lo stesso con la lettera L, con la C, la A, la P e via via con tutte le altre. Alla fine mi dice: Leggi, Camilla!

Leggo: IL CAPITO

Aristotele riprende: – “Benissimo. Ora la parola non ha più nulla a che fare con il polipo, ma le lettere sono le stesse e il significato è ancora più chiaro. La politica è il capito: capire i bisogni delle persone e cercare di risolverli.

Per esempio tanti secoli fa, quando comandavano re o imperatori, se i cittadini avevano bisogno di acqua per irrigare i campi come potevano dirlo al re?

Re e imperatori se ne stavano in alto, quasi in cielo, e la gente normale stava in basso a terra. Nel mezzo c’era il vuoto. Ecco la politica ha colmato il vuoto, è la scala che ha unito il cielo e la terra”.

Piego in quattro il foglio di Aristotele, lo infilo in tasca e rifletto ad alta voce: “Ieri, in classe, abbiamo deciso la destinazione della gita scolastica attraverso il voto. Abbiamo deciso tutti insieme”.

  • “Questo è il bello della politica! E’ come un gioco di squadra, come la pallavolo; accadeva più o meno la stessa cosa nelle antiche città greche, le polis, tanti secoli fa. Per prendere le decisioni importanti, i cittadini, riuniti nella piazza principale, esprimevano il loro parere. In base alla maggioranza, i governanti decidevano cosa fare.

Vedi, Camilla, politica deriva da polis, città. La politica è una città dove tutti partecipano alle decisioni e dove si realizza la volontà della maggioranza. Questa è la democrazia che significa governo del popolo“.

Aristotele piega in quattro anche il foglio su cui ha scritto POLIS e mi dice:

  • “Conserva anche questo e rifletti su quello che abbiamo detto. A domani”!

Prendo il foglio dalle mani di Aristotele e penso che è proprio arrivato il momento di guardare il polipo negli occhi.

Rispondi:

Che cosa pensa Camilla della politica?

Cosa c’entra il polipo?

Qual è l’origine della parola politica?

Che cosa significa democrazia?

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