non solo Artemisia

Non solo Artemisia, le donne italiane hanno fatto la storia.

Il podcast di oggi è dedicato a una grande artista: Artemisia Gentileschi. Ascolta:

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Ciao e benvenuti nel podcast di languageclassinitaly.com, io sono Marina Minetti e oggi vi voglio parlare di donne, del loro talento, della loro importanza nella storia che è, ed è stata, determinante anche se non sempre viene ricordata dai libri di scuola.

Eppure di donne talentuose, determinate, innovatrici e geniali ce ne sono state molte, in tutti i paesi e in tutti i secoli. Anche in Italia.

Pensiamo a Matilde di Canossa, Grancontessa molto potente nel Medioevo che agì per molti anni da protagonista assoluta della vita politica del suo tempo.

Per non parlare di Caterina de’ Medici lungamente osteggiata dagli storici e oggi rivalutata come grande sovrana.

Ma non solo in politica, nonostante mille ostacoli, le donne hanno segnato il tempo. E’ successo in tutti i settori. Nella musica: basti pensare a Francesca Caccini, compositrice, musicista e cantante che contribuì all’evolversi della musica barocca e così Barbara Stozzi anche lei soprano e compositrice molto amata ancora oggi.

Isabella di Morra fu invece una brava poetessa rinascimentale costretta, dai fratelli e dal padre, a vivere completamente segregata. Mentre Plautilla Bricci, pittrice e architetta del ‘600, è colei a cui dobbiamo, tra l’altro, la bellissima cappella della chiesa di San Luigi dei francesi a Roma.

Essere donna e fare politica, musica, scienza e arte non era facile a quei tempi. E niente lo può testimoniare meglio che l’emblematica storia di Artemisia Gentileschi.

Figlia d’arte, nasce a Roma nel 1593 ed è la più grande di 4 figli, gli altri 3 sono tutti maschi. Fin dall’infanzia vive sempre in un ambiente di artisti. Sua madre muore quando lei ha appena 12 anni e lei cresce con suo padre, Orazio Gentileschi, considerato un valido pittore.

Grazie a lui fin da piccolissima Artemisia ha la possibilità di osservare da vicino come lavorano i più grandi, anche Caravaggio tra gli altri. Crescendo diventa consapevole di essere un’eccezione: solo due donne prima di lei erano riuscite a fare dell’arte la propria professione, Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana, ma loro si erano dedicate esclusivamente ai ritratti.

Artemisia, invece, immagina per sé un percorso più ampio: sa di essere brava e vuole dipingere quadri importanti come quello che porta a termine all’età di 17 anni. “Susanna e i vecchioni” rappresenta un episodio dell’antico testamento: riporta l’immagine della casta eppur sensuale Susanna, che mentre si appresta a fare il bagno è spiata da due uomini che la minacciano e ricattano.

Artemisia Gentileschi "Susanna e i vecchioni"

E’ un quadro così bello che in molti dubitano che lo abbia potuto dipingere una ragazza. Ma la giovane è davvero brava ed anche se non può iscriversi a nessuna accademia, suo padre ne riconosce il talento e vuole che continui a dipingere tra le 4 mura domestiche, come si conviene a quei tempi.

Quando lei ha 18 anni Orazio inizia a collaborare con un artista apprezzato all’epoca: Agostino Tassi, il quale si insedia in casa Gentileschi e non molto tempo dopo, durante un’assenza del suo collega, violenta Artemisia. E’ il sei maggio 1611.

In un primo momento la giovane prova vergogna, e sensi di colpa, decide di non dire niente. Tassi le promette di sposarla e lei accetta come atto riparatore ma poco dopo scopre che in realtà l’uomo è già sposato, con un’altra donna di cui aveva abusato proprio come ha fatto con lei.

E’ a questo punto che la giovane si confida con il padre e Orazio, che ha cresciuto la figlia da solo, non cede agli usi del tempo e denuncia l’atto in tribunale. E’ la donna però a dover dimostrare la propria innocenza e così Artemisia deve subire la tortura dei sibilli; un marchingegno utilizzato per torturare le dita della vittima causandole grande dolore.

Agostino Tassi si proclama innocente e corrompe alcuni testimoni per screditare Artemisia, vuole dimostrare di non essere stato il primo. Ma Artemisia non si arrende e continua ad affermare, anche sotto tortura, che tutto quello che ha detto è vero. Orazio riesce a dimostrare che Tassi ha corrotto i testimoni e così Artemisia vince il processo. Adesso è una donna libera, si sposa, fa carriera e continua a lavorare su personaggi biblici femminili disegnandoli forti e indipendenti.

Il suo famoso ’’Giuditta che decapita Oloferne’’ narra l’episodio del Libro di Giuditta: l’eroina biblica che, insieme alla sua ancella, si reca nel campo nemico dove circuisce e poi decapita il feroce generale Oloferne, liberando così il suo popolo.

Difficile non leggere nel quadro la vicenda che la pittrice ha vissuto. Le forti e bianche braccia di Giuditta che tengono basso lo scuro volto di Oloferne, esprimono una grande voglia di rivincita personale.

La sua arte è apprezzata, inizia a girare: da Roma va a Firenze poi a Genova quindi a Venezia, Londra e, infine, si stabilisce a Napoli dove le cose vanno particolarmente bene; apre una sua bottega che diventa un punto di riferimento per tanti artisti.

Oggi Artemisia Gentileschi oltre che grande pittrice è considerata anche un esempio di femminismo nell’arte, a lei sono dedicate mostre nei musei più importanti di tutto il mondo. Due anni fa un suo quadro è stato venduto per 2 milioni di dollari e recentemente sulla sua vita è stata girata una serie TV americana trasmessa per la prima volta su Primevideo lo scorso 25 novembre.

E tu? Conoscevi già questa artista? Bene, allora vediamo se ricordi tutto.

1.       In che tipo di ambiente Artemisia trascorre la sua infanzia?

2.       Chi denuncia la violenza che subisce la giovane donna?

3.       Come si intitola il suo primo quadro “Susanna e i …

Le risposte giuste sono:

1.       Artemisia fin da piccolissima è circondata da artisti.

2.       Suo padre, Orazio, denuncia la violenza.

3.       Il suo primo quadro si intitola “Susanna e i vecchioni”.

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Ascolta anche le interviste di Marina Minetti.

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