Origine, uso, poesie, canzoni e modi di dire con la parola settembre.

Settembre deriva dal latino septem (sette) perché nel calendario romano, che cominciava con marzo, era il settimo mese dell’anno.

Nel calendario gregoriano è il nono mese dell’anno e per tutti l’arrivo di settembre coincide con la fine delle vacanze estive e con la conseguente ripresa delle normali attività scolastiche e lavorative. Sotto il profilo astronomico, è il mese dell’equinozio d’autunno: un fenomeno che si verifica il 22 o il 23 settembre.

Settembrino è l’aggettivo che deriva da settembre: sole settembrino, fichi settembrini, lana settembrina (di pecore tosate nel mese di settembre).

Gli esami di settembre, una frase che fino a pochi anni fa indicava gli esami di riparazione che gli studenti rimandati dovevano sostenere nella sessione autunnale. Rimandati a settembre!

Tante le canzoni dedicate a questo mese. La prima, bellissima, canzone che viene in mente è Impressioni di settembre della Premiata Forneria Marconi:

Un’altra famosissima canzone è quella di Mogol- Battisti che si intitola “29 settembre”. Il nome di questo mese dà il titolo anche a una canzone di Alberto Fortis, una di Antonello Venditti e una di Luca Carboni.

La maggioranza dei modi di dire su questo mese rimandano all‘uva, ai fichi e alla vendemmia. Qui riportiamo solo i più usati.

In settembre l’uva è matura e il fico pende. Significa che questo è il momento in cui i frutti sono arrivati alla giusta maturazione. In senso figurato significa che non è più tempo di aspettare se c’è una decisione da prendere è giunto il momento di farlo.

Chi lavora in settembre fa un bel solco e poco rende. Il solco è un segno sul terreno più o meno profondo.

Equinozio di settembre la notte al giorno contende. Le notti si allungano e i giorni si accorciano.

Se fa bello per San Gorgone (il 9 del mese) la vendemmia vien benone. Gorgonio, Gorgon in francese, fu un martire romano.

Per San Michele (il 29) l’uva è come il miele. E’ completamente matura e molto dolce.

La pioggia di settembre guasta la vendemmia. Guastare significa rovinare.

E’ tempo di migrare: “I pastori” la poesia di Gabriele D’Annunzio.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciaquìo, calpestìo, dolci rumori.

Ah, perché non son io co’ miei pastori?

Quello che inizia oggi è soprattutto il mese che riporta a scuola milioni di bambini e nessuno può ricordarcelo meglio di Gianni Rodari.

Filastrocca settembrina
già l’autunno si avvicina,
già l’autunno per l’aria vola
fin sulla porta della scuola.

Sulla porta c’è il bidello,
che fischietta un ritornello,
poi con la faccia scura scura
prova la chiave nella serratura,
prova a suonare la campanella…
Bambino, prepara la cartella!

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