Adriano Panatta 1976Italiano per stranieri

Storia di campionesse e campioni: il tennis di 48 anni fa.

Panatta e le magliette rosse: la storia

Nel settembre del 1976 esce la notizia che l’Italia  deve andare a giocarsi  la finale di Coppa Davis in Cile.

L’opinione pubblica, però, non è contenta e protesta violentemente contro la squadra italiana. La nazionale di tennis del Cile è una squadra in realtà modesta che è arrivata in finale solo perché diversi team, tra cui  quello dell’Unione Sovietica in semifinale, si sono rifiutati di andare a giocare in Sudamerica.

Non vogliono andare a giocare in un luogo che, durante il colpo di stato del 1973, si è trasformato in una tomba per centinaia di desaparecidos.

La finale si deve giocare a Santiago, in casa del dittatore Augusto Pinochet.

In molti sostengono che sia sbagliato lasciar decollare l’aereo che porterebbe la nazionale italiana a giocare per il regime cileno. Le manifestazioni di protesta invadono le strade delle città italiane e i campi tennistici di Roma. 

Sono molti i giovani, operai e studenti, che sebbene siano tifosi, sentono l’esigenza di contestare la partecipazione della squadra italiana alla partita cilena. 

A causa delle tante proteste la questione Coppa Davis arriva perfino in Parlamento. La classe politica è chiamata a decidere se lasciar partire la nazionale italiana per il Sudamerica o vietarglielo.

 Molti italiani vorrebbero che quell’incontro fosse boicottato, ma il governo presieduto da Andreotti non  si pronuncia in maniera chiara.

Ovunque si continuano ad organizzare manifestazioni pubbliche di protesta che chiedono ai quattro giocatori e al loro capitano, Nicola Pietrangeli, di non partire.

Tra il giocatore più forte e più amato della squadra, Adriano Panatta, e i suoi tifosi avviene una vera e propria rottura. A lui i tifosi rivolgono le critiche più feroci. Appaiono manifesti con su scritto: Panatta milionario, Pinochet sanguinario.

Lui che proviene da una famiglia umile ed è sempre stato vicino a chi protesta, soffre per gli attacchi. Si trova coinvolto in una situazione troppo grande; comprende chi critica ma, allo stesso tempo, come ogni sportivo, ha voglia di andare a vincere un importante trofeo.

Ciò che più di tutto spinge Panatta a voler partecipare alla finale che si gioca a Santiago del Cile, è il fatto che fino ad allora la nazionale italiana non è mai riuscita ad aggiudicarsi la Coppa Davis e finalmente questa potrebbe essere l’occasione buona.

Alla fine la decisione è presa; l’Italia parteciperà! 

La RAI (Radio Televisione Italiana) per protesta decide di non trasmettere la finale alla televisione.

Nicola Pietrangeli, il capitano della squadra tennista, è molto bravo a tenere alta la concentrazione dei giocatori nonostante le pressioni esterne non diminuiscano. Adriano Panatta, che vive l’anno più importante della sua carriera, non ha dubbi. Per lui vincere è la cosa più importante, anche se sa che su loro sono puntati gli occhi, critici, di tutti.

Sul campo l’Italia è decisamente più forte, il Cile è un avversario nettamente inferiore. I primi due match  

Barazzuti e Panatta, li vincono senza problemi manca solo il doppio e devono scendere in campo Adriano Panatta e Paolo Bertolucci.

Introverso, ma molto sicuro di sé, Adriano Panatta, cerca di trovare una soluzione personale che gli permetta di placare i tormenti della sua coscienza. Lui è lì, in Cile, sta per realizzare il suo sogno sportivo di vincere la Coppa Davis, ma allo stesso tempo vuole dichiarare il suo dissenso alla dittatura cilena.

La mattina dell’ultimo incontro, quello del doppio, va dal suo compagno di gioco e gli dice: – Ce l’hai una maglietta rossa? Barazzutti risponde: –Ma sei matto? Qui ci arrestano o ci fucilano!

– Dai, non lo vedi che siamo super protetti? 

Il collega replica: No, Adriano, lasciamo perdere!

Segue un’animata discussione in romanesco che non si può ripetere. Panatta ha la meglio: – E, dai, fammi fare questa provocazione, scendiamo in campo con una maglietta rossa!

Il rosso era anche il colore che le madri di Plaza de Mayo usavano come simbolo della loro ricerca dei  figli e dei mariti scomparsi, perché rapiti è uccisi dal regime totalitario di Pinochet.

Un grande tifoso di Panatta, un ragazzo che nel 1976 percorreva le strade di Roma protestando contro i tennisti che volevano partire per il Cile, crescendo è diventato un affermato regista cinematografico. 

Mimmo Calopresti, che nel 2011 ha girato un film documentario su quei giorni, ha dichiarato: “Non ho raccontato solo la storia di un grande campione ma quella di un intero periodo storico. Attraverso un personaggio che quell’epoca l’ha saputa interpretare anche vivendo una forte contraddizione”. Calopresti in quei giorni faceva manifestazioni contro la finale di Coppa Davis ma era anche un grande tifoso di tennis e quindi ha voluto raccontare quella che per lui era rimasta una piccola ossessione.

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