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La tecnica dell’affresco. Video C1.
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L’affresco è una tecnica pittorica che tutti conosciamo e amiamo.

Il video di oggi è per gli studenti d’italiano che amano l’arte. Spiega in modo chiaro in cosa consiste la tecnica dell’affresco.

Il video che oggi vediamo insieme mostra le opere conservate all’interno del BEGO, un piccolo museo di Castelfiorentino, che conserva due tabernacoli dipinti da Benozzo Gozzoli nel 1484 e nel 1491.

Benozzo di Lese nasce a Firenze intorno al 1420 e muore a Pistoia nel 1497. É il Vasari a ribattezzarlo, con il cognome Gozzoli, nella sua famosissima opera “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” del 1468. Durante la sua vita l’artista non dipinge solo grandi cicli di affreschi bensì si avvale delle varie tecniche artistiche praticate nelle più importanti botteghe del Quattrocento. Nel 1497 a Pistoia lascia incompiuta la sua ultima opera, una Maestà allo stato di sinopia, non conclusa per la sopraggiunta morte.

Il museo di Castelfiorentino dove è stato girato il video, è veramente di piccole dimensioni; lo spazio si concentra in un’unica ampia sala con una scala e un ascensore che portano al piano superiore, da cui possiamo vedere ancora da più vicino gli affreschi.

Guarda il video e completa inserendo le parole che mancano:

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La tecnica del dipingere in affresco, come 1._____________ la parola stessa, consiste nello stendere i colori sull’intonaco ancora umido, ossia appunto “a fresco“.

Nella costruzione del muro, destinato ad ospitare la pittura, si prediligeva l’uso di un unico materiale. Generalmente pietra o mattone, per 2.___________ che i diversi movimenti di assestamento provocassero danni. L’artista cominciava stendendo sulla parete uno strato di intonaco, ottenuto mescolando con l’acqua calce spenta e sabbia di fiume a grana grossa.

Questo primo strato, detto a riccio, era steso nello spessore di 1 cm e la sua superfice doveva 3._____________ piuttosto ruvida per permettere al secondo intonaco di aderire più facilmente.

Sopra l’arriccio si eseguiva il disegno con il carboncino che veniva 4.__________ via con delle piume dopo aver aggiunto, lungo i suoi contorni, una seconda linea in ocra. Si ripassava poi quest’ultima con il rosso sinopia, pigmento colorato, il cui nome finì per indicare i disegni preparatori con esso eseguiti.

Infine si applicava l’intonachino, o velo, uno strato di intonaco trasparente più raffinato dell’arriccio. Costituito in genere da una parte di calce spenta e due parti di sabbia 5.___________ fine. Questo doveva avere una superficie perfettamente liscia e restare ben umido per tutto il corso del lavoro di coloritura. Per cui veniva 6.___________ solo per quella quantità di superficie che l’artista dipingeva in una giornata di lavoro. Per questo motivo, ognuna di queste parti prende il nome di giornata.

Dopo aver riportato sull’intonachino fresco il disegno della porzione di sinopia che traspariva da sotto, il pittore iniziava a 7.____________ con colori macinati e mescolati con acqua.

In genere, nei volti, si iniziava dai toni chiari per arrivare a quelli scuri. Viceversa, nelle vesti, si cominciava a dipingere dalle tonalità scure per poi 8._______________ verso quelle più chiare. Non tutti i colori potevano essere utilizzati. Infatti quando l’intonaco si asciuga, la calce in esso contenuta determina una reazione chimica, la carbonatazione, che per il calore sprigionato può 9.__________ i pigmenti di origine vegetale.

Spesso erano quindi necessari alcuni ritocchi a secco per piccoli perfezionamenti. A secco dovevano inoltre essere 10.____________ gli azzurri sia il costosissimo lapislazzuli, o oltremarino, sia l’azzurro di Alemagna, o azzurrite.

Già dalla metà del ‘400 al posto della sinopia venne introdotto l’uso del cartone preparatorio. I disegni si facevano in bottega, su carta quadrettata in piccole dimensioni. Poi su un foglio di dimensione uguale a quello dell’affresco 11.______________ una quadrettatura del medesimo numero di quadrati ma di proporzioni maggiori quindi si riportavano, ingrandendole, le linee del disegno piccolo.

Il disegno grande veniva 12.____________ con un grosso ago per passarvi sopra un sacchetto di tela rada con polvere di carbone.

Con questa tecnica, definita a spolvero, si formava una serie ininterrotta di puntini, che l’artista 13._______________ tra loro creando il disegno. Sempre durante il Rinascimento si sviluppò infine un terzo metodo. Il disegno, ingrandito con la quadrettatura, veniva tracciato su cartone leggero il quale, steso sull’intonaco secco, veniva 14._________ con un chiodo lungo le linee in modo da incidere e trasferire la composizione sulla malta.

Benozzo Gozzoli, Peccioli, riproduzione del Tabernacolo di Legoli.

Italiano per stranieri: L’italiano e l’arte.

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